Foto in CC di un fotografo professionista.

Anche io qualche settimana fa avevo annunciato la distribuzione delle mie foto con licenza creative commons.

Ovviamente la medesima decisione presa da un fotografo professionista fa un altro effetto…

Infatti ne parla anche Luca De Biase sul suo blog.

Il fotografo ci spiega anche perché ha deciso di distribuire le sue fotografie con Licenza CC: perché tutti vincono, dice.

Non mi trova invece completamente d’accordo il fotografo, quando spiega la sua idea di utilizzo non commerciale delle immagini.

Secondo lui è quasi impossibile trovare siti web che non siano commerciali perché, o tramite inserzioni pubblicitarie, o promuovendo direttamente o indirettamente qualcuno o qualcosa, sono sempre a scopo di lucro.

L’assunto è discutibile, ma rivelatore della cultura in cui siamo immersi.

Sembra forse  incredibile ma può anche accadere che le azioni umane siano mosse da uno scopo diverso da quello del lucro.

Può accadere che il guadagno sia un problema marginale, un qualcosa in più, derivante da attività intrapresa per altri motivi?

Io lo spero.

Altrimenti credo che non esisterebbe la maggioranza dei blog.

Quindi, per stabilire se l’utilizzo sia o meno commerciale, non è sufficiente trovare una correlazione con un guadagno. Occorre forse valutare altre cose:  storia, obiettivi, qualità… che altro?

Esiste un motto di provenienza indiana (credo) che dice: Concentrati sulle opere e non sui frutti”.

Immaginare un’economia senza business: è possibile?

Leggevo sull’ultimo numero di wired un articolo sulla difficoltà di estrarre modelli di business dal gratis, dall’open source, da quei servizi come le applicazioni Google, facebook, myspace, twitter, che sono offerti gratuitamente ad ampie fasce di utenti. In sintesi, la domanda che si pone il redattore è: come fare soldi regalando?
Fa da sfondo all’articolo l’idea che non ci possa essere economia senza affare, senza lucro, senza motivazioni altre dall’accumulo di denaro.
La domanda che mi pongo io però è un’altra.
É possibile accogliere il suggerimento di Serge Latouche e decolonizzare il nostro immaginario da quest’idea di economia?
Qualche bravo narratore è in grado di immaginare e raccontarci una storia di un mondo possibile in cui le azioni umane non siano spinte dalla volontà di accrescere il denaro che si possiede.
Ponendosi anche dal punto di vista di chi lavora, è pensabile il lavoro in funzione di una qualche utilità pubblica e non in funzione di uno stipendio?
Come potrebbe funzionare un sistema non basato sull’azienda e sull’affare ma sulle persone?
Senza porci il problema della fattibiltà di un sistema siffatto, siamo almeno in grado di immaginarcelo?
C’è qualcuno che ce lo può raccontare?

Signora a radicchi [una foto alla settimana]

Uno scatto nella campagna ferrarese, durante la tipica “raccolta dei radicchi”. La signora, prima di uscire di casa, avrà sicuramente avvertito, brandendo un coltello: “a vag a radich’”".

No, non pensava al suicidio. Solamente si accingeva ad uscire di casa per raccogliere radicchi selvatici.

Rimborso IVA su TIA tassa rifiuti o igiene ambientale


Faccio rimbalzare la notizia trovata in rete sulla possibilità di chiedere, tramite il codacons il rimborso dell’iva versata sulla tassa rifiuti (TIA – Tariffa di Igiene Ambientale). Secondo la Cassazione l’IVA può essere applicata solo sulle tariffe, e non sulle tasse.

Le società di gestione rifiuti tendono a considerare una tariffa la quota applicata (infatti viene chiamata TIA – Tariffa di Igiene Ambientale) mentre, a quanto pare, la Cassazione ha stabilito, seguendo l’orientamento della Comunità Europea, che quella pagata per lo smaltimento rifiuti sia una tassa e non una tariffa, rendendo inapplicabile l’IVA, che risulterebbe una tassa sulla tassa.

La tariffa, a differenza della tassa, dovrebbe far pagare agli utenti un servizio nella proporzione in cui ne usufruiscono. A quanto pare questa definizione non è applicabile nel caso dei rifiuti. In effetti nessuno controlla quanti rifiuti effettivamente produco, e nessuno mi premia se produco meno rifiuti di altri.

Il Codacons si presta a fornire la consulenza gratuita per la richiesta di rimborso.

La notizia l’ho letta su Fiscaleweb.

aggiornamento

Anche a Le Iene hanno parlato del rimborso TIA, o meglio del rimborso dell’IVA sulla Tarifa di Igene Ambientale. Secondo quanto si evince dal video, il primo ricorso è stato vinto dall’utente, ed il giudice di pace ha ingiunto all’azienda che riscuote la Tassa Rifiuti di rimbosare l’IVA e gli interessi accumulati sulle somme non dovute.

Purtropo però, sul finale del video si comprende come l’azienda che riscuote la Tariffa di Igiene Ambientale non abbia nessuna intenzione di procedere ai rimborsi dell’IVA sulla Tassa Rifiuti, in attesa di prese di posizione del Parlamento.

Convinto di non essere registrato, l’intervistato, responsabile dell’azienda, parla di un procedimento al vaglio del Parlamento che servirà a “cambiare nome” alla TIA, risolvendo il problema… all’italiana.

Il video delle Iene sull’ottenuto rimborso IVA su TIA.